domenica 8 aprile 2012

Minima Mercatalia - Diego Fusaro


leggi la descrizione e l'indice del libro (http://www.filosofico.net/filosss.html) su Filosofico.net, il sito: http://www.filosofico.net/filosss.html

La presentazione di Costanzo Preve (video): http://www.youtube.com/watch?v=U2X8VHywzd8


La lettura di Minima Mercatalia su PhB - tutte le uscite: http://phideltabeta.blogspot.it/search/label/Minima%20Mercatalia - Resta aggiornato per le prossime.


La pagina Bompiani di Minima Mercatalia:
La pagina Feltrinelli di Minima Mercatalia:
  http://www.lafeltrinelli.it/products/9788845270130/Minima_mercatalia/Diego_Fusaro.html- Minima Mercatalia è disponibile sia in formato cartaceo sia in formato elettronico:



 Diego Fusaro, Minima Mercatalia, Bompiani 2012 - (I edizione marzo 2012); 504 pp.; con un saggio introduttivo di Andrea Tagliapietra. 
ISBN 978-88-452-7013-0

martedì 3 aprile 2012

Brian Leiter


Alcune letture tra gli scritti di Brian Leiter


Brian Leiter, The Demarcation Problem in Jurisprudence: A New Case for  Skepticism (October 7, 2010). NEUTRALITY AND THE THEORY OF LAW, J. Ferrer & J. Moreso, eds., Madrid: Marcial Pons, (di prossima pubblicazione); U. of Chicago, Public Law Working Paper No. 319. Consultabile in: http://ssrn.com/abstract=1599620

Brian Leiter, Naturalizing Jurisprudence: Three Approaches (November 2008), U. of Chicago, Public Law and Legal Theory Working Paper No. 246. Consultabile in http://ssrn.com/abstract=1288643

Brian Leiter, In Praise of Realism (and Against 'Nonsense' Jurisprudence), in The Georgetown Law Journal , vol. 100:865, pp.865-893 - http://georgetownlawjournal.org/files/2012/03/Leiter1.pdf (2012);
http://georgetownlawjournal.org/articles/in-praise-of-realism-and-against-%E2%80%9Cnonsense%E2%80%9D-jurisprudence-2/

la rete di siti, blog e interventi principali di Brian Leiter











sabato 24 marzo 2012

"To bring us outside ourselves": fuori di sè, tra ambizione e desiderio possibile di "trascendenza"

"To bring us outside ourselves", portarci fuori da noi stessi. Paul J.Ennis si esprime così riguardo ad alcune tra le più "alte" aspirazioni umane espresse in filosofia e in altre forme di espressione di pensiero, spirito e "cultura", per esempio l'aspirazione verso la giustizia, il bene, la "salvezza", il "divino".
"Only a Digital or Temporary Messiah can save us now" è il titolo dell'intervento che Paul J.Ennis presenterà alla prossima conferenza Thinking the Absolute alla Liverpool Hope University (dal 29 giugno al 1 luglio 2012).
Ennis legge a confronto Noah Horwitz e Quentin Meillassoux riguardo al tema della divinità, della giustizia e del futuro, come accesso a qualcosa di "assoluto". Ennis promette di soffermarsi su ciò che distingue significativamente l'approccio dei due autori con riferimento alle speranze riposte nella matematica, nel linguaggio e nella ragione come saperi capaci di avvicinare a ciò che si cerca sotto il nome di "assoluto".
Mi colpisce questa espressione, riferita a questo "accedere" ad un "assoluto": portarci fuori da noi stessi, "To bring us outside ourselves".
Tra tante espressioni di ossessioni identitarie, individuali o collettive, nonché altrettante demonizzazioni della stessa idea di "identitario", colpisce questo tratto pacificamente volto in una direzione trasversale: non il problema di essere o di non essere "se stessi", bensì quello di uscire da se stessi e, inoltre, non nel senso di saperci noi muovere al di là di noi stessi, ma nel senso dell'essere qualcosa d'altro a portarci fuori da noi stessi, "outside ourselves".

http://anotherheideggerblog.blogspot.it/2012/03/only-digital-or-temporary-messiah-can.html
link all'abstract del paper di Paul J.Ennis in presentazione alla prossima conferenza Thinking the Absolute a Liverpool

lunedì 12 marzo 2012

Penso di non saperlo spiegare, ma va bene così

Penso che si potrebbe fare un bellissimo discorso sui "limiti" della filosofia, a cominciare da quei begli aforismi che fanno riferimento al fatto che il sublime passo della ragione sia riconoscere che vi sono infinite cose che la ragione non comprende, o che vi sono tante infinite più cose in cielo e in terra di quante non ne contempli la filosofia.
Abbiamo già avuto occasione di riflettere con le parole scritte da Freud sulla pretesa di completezza dei sistemi filosofici e sulla loro inopportunità; Freud scomodava in quel passo il mitico Baedeker ottocentesco, per ironizzare sulle guide da viaggio per l'esistenza che i filosofi imbastirebbero, e ci metteva in mezzo il lancio occasionale di uno strale anticlericale (http://phideltabeta.blogspot.com/2010/10/singin-in-dark-cantare-nelloscurita.html).
Quello che qui mi importa dire è che a volte forse le cose sono più semplici; non per questo più facili. Bisogna anche saper "uscire" dalla filosofia se si pretende di indicare la porta d'uscita. Io dico "penso di non saperlo spiegare, ma va bene così", per passare a "penso di non saperlo spiegare e va bene così": va bene così proprio perché penso di non saperlo spiegare.
Si tratta di un atteggiamento acritico di banale e passiva accettazione?
No. Si tratta di un atteggiamento di accettazione; non ha molto di banale quanto meno perché è difficile e non comune; si tratta di una accettazione che richiede più attività che passività - o, è un po' contorto, mi spiace, richiede una certa attività per assumere un atteggiamento passivo corretto. Si tratta di un atteggiamento non a-critico, nel senso che implica un preciso giudizio sul suo valore, sebbene si tratti di un atteggiamento criticamente assunto nella direzione di una sospensione o meglio ancora astensione dalla critica. Si tratta di un esercizio di fiducia non ingenua - difficoltà non da poco a mio avviso, ma nulla di impossibile.

Collegamento a Blaise Pascal, Pensées http://etexts.free.fr/filos/moderni/pascal_pens.zip

mercoledì 24 agosto 2011

Proctor, Bob, Sei Nato Ricco
Sinclair, Robert S., Thinking and Writing
Piro, Sergio, Trattato della ricerca diadromico-trasformazionale

lavoro su questi tre testi;
Libri a confronto – testi a confronto –
libri “facili”, libri “difficili”;
3 esempi: 3 livelli di testo; analisi – misura; struttura; linguaggio; - complessità -
complessità e semplicità; semplificazione e semplicismo;
il “messaggio”, quello che “passa”;
i temi -


Oggi vorrei iniziare a parlare di tre libri:

Proctor, Bob, Sei Nato Ricco
Sinclair, Robert S., Thinking and Writing
Piro, Sergio, Trattato della ricerca diadromico-trasformazionale

lavoro su questi tre testi. Li avevo trovati da un po' e messi da parte. Riprendendoli, come per caso, ho notato che c'è qualcosa (come spesso accade!) che li "lega". Che cosa? Come, e perché?
Cerco di andar con ordine.

Se mettiamo i testi di questi tre libri a confronto, balza all'attenzione che sono molto diversi.

Sono 3 esempi: 3 livelli di testo. Sono diversi per linguaggio, struttura, complessità... La prima cosa che forse viene da dire, secondo me, può essere che sono diversi per difficoltà. Anche se i temi che affrontano sono tutti importanti e hanno un grande rilievo nelle nostre vite, ci si accorge come gli autori abbiano un modo di esporre molto diverso per difficoltà.

Probabilmente non è un nome nuovo quello di Bob Proctor.
"Facile"?
Se questo è facile, chissà gli altri...
Facile o banale.
Commenti.
Il mio commento. Il tuo? (ma sto leggendo solo un estratto - - - )

Sinclair
Ah, questo sì che mi intriga, al primo sguardo! La fonte da cui traggo il libro è, nientemeno, il sito della CIA. Ora, io nemmeno li guardo quei film e telefilm basati su missioni, indagini, servizi segreti (con le contrastanti retoriche di eroismo/complottismo)... e allora? Che ci faccio sul sito della Central Intelligence Agency? Il punto è che l'argomento del libro di Sinclair riguarda gli impieghi e le ricerche delle scienze cognitive, e si dà il caso che l'autore che vi si è dedicato lavori per l'Intelligence da decenni.
Il tema mi affascina.
Come funziona il cervello, che cosa ha a che vedere questo con la realtà esterna, e che interesse rivestono queste dinamiche a livello di organizzazione sociale?
C'è tutto quello che serve per incollarmi alla lettura, e avere voglia di condividerla.
Il linguaggio è molto chiaro, anche se la materia è sofisticata, complessa, del tipo difficile.

Veniamo alla "chicca" finale: Diadromica e trasformazione. Mi sembra già uno di quei titoli che almeno uno su dieci tra noi si rifiuta di leggere - "Eh? Diadro che??", sembrano quei paroloni che affascinano e/o tormentano uno studente medio di medicina al primo anno - le tipiche parole per vantarsi di "parlare difficile". E infatti, nel campionario di libri difficili, questo sembra candidato ai primi posti.
Come sempre, però, se le parole difficili non sono usate a caso, hanno una ragione d'essere.
In questo caso, per me sono come poesia. Se "trasformazione" può suggerire un certo tipo di significati, ed è una parola ben nota e frequente negli usi comuni, "diadromica" è una di quelle parole che, anche se le conosci, anche se le scrivi, forse nemmeno ti è mai capitato di pronunciare, e quasi mai avrai occasione di usare. Ma è bellissima. Dà un significato assai più preciso e insieme immaginifico di quello che si intende qui con "trasformazione". Qualcosa che ha a che fare con un "passare attraverso", un passaggio che insieme si attraversa e in cui, contemporaneamene, qualcosa "ti" attraversa... Sicché, allo sbocco del passaggio, ti senti trasformato, nel senso che sei cambiato dentro... ma dentro e fuori non sono più la stessa cosa, a loro volta, e non sai come dirlo, cosa dire... Sei dall'altra parte: tutto ricomincia, ma qualcosa è già stato. Sei trasformato; diadromicamente.
In realtà devo subito fare una rettifica sulle mie prime impressioni. L'autore è preciso e non lascia i concetti al caso: come molti altri termini, diadromica è esattamente definito, e non significa tanto ciò che mi suggerirebbe al primo impatto, ma piuttosto ha a che vedere con la formulazione ed esposizione di una teoria a partire da spunti apparentemente o di fatto disparati e slegati: nel "correre qua e là", nell'"andare a zig-zag" dell'approccio costitutivo della diadromica, correndo e ricorrendo da un punto ad un altro man mano si articola un discorso complesso: la diadromia è “proliferazione locale di spunti teorici mutualmente incompatibili”, p.31; p,32.
Bellissimo, il piccolo filologo che sonnecchia nella mia coscienza è lì che saltella e pretende di averne ancora. Ma dovrà accontentarsi.

Mi riprometto di leggere questi libri, anche solo per passaggi antologici. Pazienza se il lavoro verrà un po' approssimativo: ci sarà tempo per correggere.







analisi – misura; struttura; linguaggio; - complessità -
complessità e semplicità; semplificazione e semplicismo;
il “messaggio”, quello che “passa”;
i temi -