A volte ci si imbatte a sorpresa in qualcosa che - senza saperlo - si stava cercando.Il progetto "Azionate empatie urbane", in collaborazione con la compagnia Marco Gobetti, è uno di questi casi.Per rendersi conto di che cosa si tratti, non resta che esplorare direttamente la pagina che lo illustra.Per conoscere qualcosa di Marco Gobetti il consiglio è naturalmente quello di esplorare il sito della sua compagnia o assistere a un suo spettacolo, ma a me piace partire da qui: un testo breve in cui Marco Gobetti racconta che cosa significa essere attore e fare teatro.
mercoledì 27 marzo 2013
martedì 29 gennaio 2013
Sezione Readership - una recensione e un libro
Nella sezione Readership, sono inseriti due nuovi collegamenti. Il primo è la segnalazione della recensione di Massimo Leone a Kelsen (Secular Religion), di recente pubblicazione. Il secondo è un vecchio libro, reso disponibile in formato digitale a cura di Anarchaos.org: L'unico e la sua proprietà, di Johann Kaspar Schmidt.
Recensione a Hans Kelsen, Secular Religion: A Polemic against the Misinterpretation of Modern Social Philosophy, Science and Politics as New Religions, Springer, Wien-New York 2012
http://www.academia.edu/2322452/2012_-_Review_of_Hans_Kelsen._2012._Secular_Religion_._Berlin_Springer - il testo della recensione a cura di Massimo Leone - dalla pagina personale, http://unito.academia.edu/MassimoLeone
Max Stirner (Johann Kaspar Schmidt), L'unico e la sua proprietà - link alla copia digitale, da Anarchaos.org
giovedì 18 ottobre 2012
Sezione Readership - Articolo
PhB Readership
Davide Grasso, Ontologia dei beni culturali, AphEx, n.4/2011 - http://www.aphex.it/index.php?Temi=557D030122027403210102767773
martedì 14 agosto 2012
Acclamazione, consenso, dissenso
http://www.scotthyoung.com/blog/2012/08/12/fake-wisdom/
Mi colpisce molto come S.H.Young evidenzi l'importanza di un dialogo per contraddittorio: se un articolo riceve commenti univocamente entusiasti e positivi, è facile che i lettori abbiano ricevuto una impressione gradevole ma non abbiano compreso l'idea se non secondo il proprio personale preconcetto: si dichiarano d'accordo, ma su qualcosa che non è in realtà la posizione dell'autore.
Se la posizione dell'autore è espressa con più chiarezza e con un messaggio più capace di raggiungere il lettore, facilmente i commenti diventano oppositivi: molti si dichiarano in disaccordo e lo esprimono, entrano in contraddittorio - non condividono l'idea, ma l'hanno compresa più fedelmente.
In questo senso S.H.Y. apprezza il commento negativo: vi trova un segno della capacità dell'autore di veicolare un concetto chiaro.
Suggerisce di chiedersi, man mano che si espone un concetto, se chi legge può raffigurarsi qualcosa di opposto, o comunque qualche aspetto critico da opporre. Se ciò non pare plausibile, può darsi che l'idea non sia accurata: è espressa in modo talmente vago da non avere un significato apprezzabile.
Mi vengono in mente le osservazioni, fatte una volta da una persona che conosco, circa lo stile di contraddittorio, secondo l'esempio del mettere a confronto due opinioni opposte - per esempio, espressamente evocato, secondo il modello di ciò che avviene nei talk show di attualità e nel giornalismo -; le due posizioni, le due voci in contrasto si oppongono, ciascuno esprime la propria, in radicale contraddizione con quella dell'altro: da che parte sta la "verità"?
E' sempre una buona cosa la possibilità di contraddittorio? Una posizione è sempre una op-posizione?
C'è una questione di sintesi molto potente che rimane sullo sfondo e non sembra essere presa in considerazione.
D'altra parte, tesi-antitesi-sintesi mostra qualcosa dell'eterno oppure invece mostra solo il rincorrersi della contingenza, dell'effimero che nell'eterno si inscrive senza incontrarlo mai, senza che nulla di "vero" vi abbia a che fare? Tra finito e infinito, tra effimero ed eterno, quale senso troviamo, che cosa testimoniamo - e in che modo?
Come cerchiamo - se crediamo di cercarle - le cose "eterne", o le cose che contano, che sono importanti?
Se la posizione dell'autore è espressa con più chiarezza e con un messaggio più capace di raggiungere il lettore, facilmente i commenti diventano oppositivi: molti si dichiarano in disaccordo e lo esprimono, entrano in contraddittorio - non condividono l'idea, ma l'hanno compresa più fedelmente.
In questo senso S.H.Y. apprezza il commento negativo: vi trova un segno della capacità dell'autore di veicolare un concetto chiaro.
Suggerisce di chiedersi, man mano che si espone un concetto, se chi legge può raffigurarsi qualcosa di opposto, o comunque qualche aspetto critico da opporre. Se ciò non pare plausibile, può darsi che l'idea non sia accurata: è espressa in modo talmente vago da non avere un significato apprezzabile.
Mi vengono in mente le osservazioni, fatte una volta da una persona che conosco, circa lo stile di contraddittorio, secondo l'esempio del mettere a confronto due opinioni opposte - per esempio, espressamente evocato, secondo il modello di ciò che avviene nei talk show di attualità e nel giornalismo -; le due posizioni, le due voci in contrasto si oppongono, ciascuno esprime la propria, in radicale contraddizione con quella dell'altro: da che parte sta la "verità"?
E' sempre una buona cosa la possibilità di contraddittorio? Una posizione è sempre una op-posizione?
C'è una questione di sintesi molto potente che rimane sullo sfondo e non sembra essere presa in considerazione.
D'altra parte, tesi-antitesi-sintesi mostra qualcosa dell'eterno oppure invece mostra solo il rincorrersi della contingenza, dell'effimero che nell'eterno si inscrive senza incontrarlo mai, senza che nulla di "vero" vi abbia a che fare? Tra finito e infinito, tra effimero ed eterno, quale senso troviamo, che cosa testimoniamo - e in che modo?
Come cerchiamo - se crediamo di cercarle - le cose "eterne", o le cose che contano, che sono importanti?
giovedì 24 maggio 2012
Zygmunt Bauman, "Paura liquida", (2006), Laterza, Roma-Bari 2009 (ed.2012)
giovedì 17 maggio 2012
Sezione Readership - articolo
PhB Readership
Alessandro Monchietto, La natura umana per Marx, in "Altrecorrispondenze", maggio 2012
http://altrecorrispondenze.wordpress.com/ante-partes/marx-e-la-natura-umana/
Alessandro Monchietto, La natura umana per Marx, in "Altrecorrispondenze", maggio 2012
http://altrecorrispondenze.wordpress.com/ante-partes/marx-e-la-natura-umana/
mercoledì 16 maggio 2012
A proposito di... Minima mercatalia - parte X
"Con il liberalismo non sarà la libertà come 'universale' a ottenere finalmente il diritto di cittadinanza nella pratica di governo, ma sarà una nuova gestione delle libertà a essere messa in atto all'interno di una 'ragione governativa' che ha strutturalmente bisogno di libertà, perché e il principio stesso del mercato a esigere la libera circolazione di merci, corpi e idee.", pp.168-169
Eccoci giunti nella lettura al terzo capitolo di Minima mercatalia ("3.Fase astratta: il capitalismo pone se stesso", pp.155-244).
Per la trattazione di questa fase, "tetica", Fusaro richiama espressamente e specificamente tre autori: Marx, Foucault, Hegel (cfr. p. 160).
Nel paragrafo 3.1, qui in lettura, entrano in scena i primi due, Marx e Foucault, per l'evidenziazione di due aspetti fondamentali. Con Marx si sottolinea il rapporto stretto e di complementarietà tra ''l'autoeternizzazione" del capitalismo e la "illusoria presentazione del proprio gesto orginario nell'edenico incontro tra due soggetti" (capitalista e operaio; cfr. pp.161 ss.). Con Foucault si sottolinea come "'Soggettivazione' e 'governamentalità' procedono congiuntamente" (cfr. pp.165 ss.).
Questi aspetti continuano a saldarsi nel discorso e ad accordarsi secondo la chiave costante del principio di misura e della dialettica dell'illimitatezza con esso contrastante.
E' evidente come la portata colossale dei temi accennati travalicherebbe di gran lunga lo stesso testo intero di Minima Mercatalia. Per poterne cogliere almeno in parte il significato è indispensabile ricorrere alla lettura integrale almeno di questo capitolo. I temi sono peraltro ben sviluppati in Bentornato Marx! e Essere senza tempo, letture ottime per agevolare la comprensione di questo terzo volume.
Ciò che, intanto, si evidenzia con questa breve lettura, sono alcune sottolineature critiche e sollecitazioni per il pensiero intorno al concetto di libertà in alcuni precisi aspetti.
Ricorro in questa occasione ad una terminologia personale che va precisata. Adotto il termine "spiazzamento" con riferimento alle situazioni che vengono qui tratteggiate. Esse fanno riferimento nel testo, talora, a ciò che in terminologia marxiana e marxista cade a pieno titolo sotto la rubrica "alienazione". D'altra parte, come in ogni caso in cui si tratti di evocare una/la "libertà" e la sua più o meno forte compressione, il termine usato può essere correntemente quello di "coercizione", "costrizione". Poiché ciò di cui tratta Fusaro in questo paragrafo non è radicato esclusivamente nel pensiero di uno od un altro autore, bensì raccoglie insieme ciò che essi colgono separatamente ciascuno per propria parte, scegliendo l'espressione "spiazzamento", "spiazzare", desidero significare senza più forti connotazioni il senso di una diminuzione e una perdita, un esser-tagliato-fuori, una preclusione tendenzialmente radicale ed esasperata dell'umano da ciò che si tenderebbe a rappresentare a titolo di sua propria essenza.
Ecco una breve rassegna di alcuni passi che tratteggiano questa messa fuori gioco dell'umano in quanto "libero". Si danno soltanto alcune possibili indicazioni sul senso di "spiazzamento".
"Che il mondo moderno si fondi sull'occupazione totale dello spazio materiale e simbolico da parte delle logiche di illimitata creazione di plusvalore è, come si è visto, tematizzato dallo stesso Marx", p.155
Spiazzamento nello spazio, "materiale e simbolico". Spiazzamento verso il senso di "misura" e limite. Spiazzamento nel valore e nella valorizzazione.
"[...] una volta che sia giunto a compimento il processo produttivo, si ritrovano l'uno di fronte all'altro quei due possessori di merci nelle stesse condizioni in cui si fronteggiavano prima che esso avesse inizio; anche ora il capitalista ha tutto, l'operaio non ha alcunché se non la propria forza-lavoro, ed è dunque liberamente costretto ad accettare di lavorare per il capitale", p.163
Spiazzamento nei rapporti lavorativi; spiazzamento nei rapporti sociali; spiazzamento nella giuridicizzazione contrattuale dell'attività di lavoro. Spiazzamento nella valorizzazione dello status di "libero".
"Una volta che l'operaio abbia interiorizzato il nuovo modo di produzione e di esistenza come una necessità ineludibile e a suo modo naturale, può finalmente venirgli garantita la libertà formale.", p.165
Spiazzamento, ancora, nella valorizzazione dello status di "libero". Spiazzamento nella valorizzazione di "naturale/naturalità". Spiazzamento nell'interiorizzazione della percezione di "sè".
"[...] la 'prigione reale', ossia quell'istituto specificamente disciplinare a cui la modernità ci ha abituati, viene costituendosi sul modello delle prigioni di fatto già esistenti nella società, ossia sul modello di quelle istituzioni totali, panoptiche ed eterotopiche come la fabbrica, la caserma o la clinica. Secondo le coordinate di Surveiller et punir, la creazione delle prigioni esplicitamente riconosciute come tali è funzionale all'occultamento delle strutture carcerarie e concentrazionarie che, senza essere riconosciute nella loro reale natura, costellano il mondo moderno e di cui la fabbrica resta l'archetipo", p.167.
Spiazzamento (ancora) nello spazio (materiale e simbolico). Spiazzamento nella valorizzazione dello "spazio" e dei luoghi. Spiazzamento nel senso di valorizzazione in termini di "reale/realtà".
""Il mondo del mercato, rappresentato come increato e immutabilmente eterno, secerne un pensiero anch'esso raffigurato come privo di genesi. Si comprende così in che senso e secondo quali presupposti quello capitalistico, nella sua fase astratta, sia un pensiero 'naturalistico', la cui astrazione reale si fonda sulla destoricizzazione e sulla desocializzazione [...]", pp.158-159
Spiazzamento nel senso di "tempo/temporalità"; spiazzamento nella valorizzazione di creazione, temporalità, "novità/originalità". Spiazzamento nel senso di esercizio e valorizzazione di un "pensiero". Spiazzamento (ancora) nel senso di "naturale/naturalità"; spiazzamento (ancora) nel senso di valorizzazione in termini di "reale/realtà". Spiazzamento nei rapporti sociali e nella valorizzazione di "società" e "storia/storicità".
In questa troppo approssimativa traccia presa per appunti e spunti è tuttavia possibile cominciare a cogliere alcuni aspetti ricorrenti nel senso di estraniazione e spiazzamento dell'umano che si vanno evocando man mano che si procede nel discorso. Luogo, spazio, tempo; persone, personalità, libertà; diritto, contrattazione... Storia; temporalità; società. La posta in gioco sale al punto che non è possibile elencare tanto singoli elementi, quanto piuttosto cogliere il senso di totalità che viene ad associarsi ad una sorta di cattività onnipervasiva: uno spiazzamento totale.
In tale sorta di "spiazzamento", forse non troppo stranamente, l'"utopico" (cfr. Minima Mercatalia, p.165) viene a configurarsi non come ciò che, in quanto non-ha-luogo ("utopia" in senso stretto), può rappresentare il non-reale immaginabile, bensì piuttosto "utopico" per eccellenza diventa l'umano, come ciò che, continuamente, radicalmente e totalmente "spiazzato" e messo fuori gioco dalla propria stessa essenza ed esistenza, appare (ingannevolmente, ma con sempre maggiore effetto di "realtà") dissolto alla stregua di ciò che, annientato radicalmente, è ridotto allo status assoluto di ciò-che-non-è. Non è nessuno e nulla, non ha in dotazione alcun mezzo nè potere, non è in nessun luogo, non ha alcun tempo proprio - non esiste. Dio sarà magari morto, ma per quel che riguarda l'umano, piuttosto, si può quasi cominciare così a dubitare che non sia mai esistito.
Oppure, forse, non siamo d'accordo e ci impegneremo in un dissentire fattivo.
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